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L’inizio del 2017 vede il debutto di Primalinea in campo editoriale. È un debutto ad alto tasso di responsabilità, dati gli argomenti trattati in questa pubblicazione, con testi di Ferruccio Clavora e Romeo Pignat, grafica a cura di Manuela Coassin, disegni originali di Sergio Metus.
Si racconta l’emigrazione dalle Valli del Natisone verso le miniere del Belgio, come doloroso viaggio verso la notte e, insieme, verso la luce della coscienza.

È la notte dell’identità della Slavia, svuotata nel secondo dopoguerra da troppe partenze, dispersa lungo la strada di un progressivo declino della propria lingua e della propria cultura, di tradizioni coltivate per secoli in questa complessa terra di frontiera, dove (soprav)vive ancora uno dei più antichi popoli d’Europa.

È la notte della dignità dell’uomo, venduto e “comprato sulla carta di un trattato”, condannato a un lavoro inumano nelle viscere della terra, emarginato in baracche di grigi villaggi minerari, in un paese lontano, lacerato da forti tensioni tra valloni e fiamminghi: una nazione di cocenti paradossi al centro del Vecchio Continente, che accoglie il Parlamento europeo e insieme vede esplodere al proprio interno tutti i problemi irrisolti di un’Europa fondata su “emergenze” e compromessi economico-finanziari, come testimonia crudamente il Protocollo italo-belga del 23 giugno 1946.

Scendere nell’inferno nero, nell’“altro mondo”, precipitare in un’alienante lontananza, aiuta tuttavia a scoprirsi e a conoscersi meglio, come individui, famiglia, comunità, a penetrare l’inestimabile vitalità delle proprie contraddizioni, gli strati profondi di una propria unicità che non può essere portata via da “un treno per Liegi”. Uno sradicamento che mette a nudo la profondità delle proprie radici, il valore e la responsabilità di un senso di appartenenza. L’oscurità delle miniere si fa quindi specchio di un popolo che ha smarrito se stesso, ma che potrebbe ritrovarsi. Solo così le lacrime nere, intrise di carbone, potranno finalmente sciogliersi  nella purezza pietosa della Nediža, “il Natisone che ha sempre raccolto / tutto il nostro sudore e le nostre lacrime”.  Dove tutto comincia e dove tutto continua a scorrere. Anche il domani.