Architettura della Carnia. Valli di tempo e di pietra
Concept e testi a cura di Romeo Pignat (Primalinea)
Editore: Cre@attiva, Tolmezzo (UD), 2004

Un libro, insieme narrativo e didattico, che ci cala nello straordinario universo della Carnia, attraverso una chiave di lettura peculiare e privilegiata: quella dei segni architettonici.
Assumendo questo punto di vista, il lettore è accompagnato in un viaggio di conoscenza distante dai soliti itinerari confezionati del “turismo usa e getta”. Scorrendo queste pagine, si può così cogliere il senso multiforme di questa regione prealpina e alpina, che si svela come un microcosmo di microcosmi, racchiusi in sette valli, che ospitano ventotto comuni, con poco meno di quarantamila abitanti.
Dislocata tra i 323 metri del capoluogo, Tolmezzo, e i 2780 metri del Monte Coglians, la Carnia deriva il suo nome dal celtico “kar”, “roccia”. Terra aspra – di dûrs per definizione – la Carnia nasconde tra le infinite pieghe del suo mutevole paesaggio episodi di estrema raffinatezza, rivelandosi con misurata cortesia e sorprendente gusto affabulatorio. Un mondo toccante, che sa parlare di sé e, ancora oggi, sa raccontare la sua storia. Un mondo arcadico e cosmopolita insieme, dove il lavoro negli stavoli e nelle malghe o le “precise vocazioni” artigiane sono stati affiancati per secoli dai viaggi commerciali transeuropei degli emigranti stagionali, i cramârs; un mondo celtico, latino, tedesco, attraversato dai Longobardi e dai Cosacchi; un mondo dove sullo sfondo delle vicende dei popoli emergono figure imponenti o esili ombre di fantasmi immortali: è allora impossibile non pensare a quell’Jacopo Linussio di Tolmezzo, il Benetton del Settecento che, con la sua manifattura tessile, diede lavoro a oltre trentamila persone e respiro alla moribonda Repubblica di Venezia, o alla leggendaria “toccata e fuga” di Mozart in una fredda notte di Paularo o all’estremo vagabondare di Leonardo da Vinci nei Forni Savorgnani, forse fissato per sempre nello sfumato dolomitico della sua Gioconda. Un mondo, la Carnia, che è civiltà composita e dove l’architettura è la più intensa testimonianza di questa straordinaria varietà manifestata come discreta regola, mirabile frutto silenzioso maturato attraverso il paziente divenire di molte, alterne stagioni.
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