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Lacrime nere.
Dalle Valli del Natisone alle miniere del Belgio 

Ferruccio Clavora, Romeo Pignat
Primalinea di Pignat Romeo & C. SNC, Pordenone, 2017

ISBN 978-88-942373-0-6
@ Ferruccio Clavora, Primalinea di Romeo Pignat & C. SNC 

Formato 22×26. Copertina: plastificata opaca con alette  
Pagine: 192 
Genere: saggistico – narrativo 
Volume corredato di fotografie a colori e in bianco e nero 


L’emigrazione dalle Valli del Natisone verso le miniere del Belgio è un doloroso viaggio verso la notte e, insieme, verso la luce della coscienza. 

È la notte dell’identità della Slavia, svuotata nel secondo dopoguerra da troppe partenze, dispersa lungo la strada di un progressivo declino della propria lingua e della propria cultura, di tradizioni coltivate per secoli in questa complessa terra di frontiera, dove (soprav)vive ancora uno dei più antichi popoli d’Europa. 

È la notte della dignità dell’uomo, venduto e “comprato sulla carta di un trattato”, condannato a un lavoro inumano nelle viscere della terra, emarginato in baracche di grigi villaggi minerari, in un paese lontano, lacerato da forti tensioni tra valloni e fiamminghi: una nazione di cocenti paradossi al centro del Vecchio Continente, che accoglie il Parlamento europeo e insieme vede esplodere al proprio interno tutti i problemi irrisolti di un’Europa fondata su “emergenze” e compromessi economico- finanziari, come testimonia crudamente il Protocollo italo-belga del 23 giugno 1946. 

Scendere nell’inferno nero, nell’“altro mondo”, precipitare in un’alienante lontananza,    

aiuta tuttavia a scoprirsi e a conoscersi meglio, come individui, famiglia, comunità, a penetrare l’inestimabile vitalità delle proprie contraddizioni, gli strati profondi di una propria unicità che non può essere portata via da “un treno per Liegi”. Uno sradicamento che mette a nudo la profondità delle proprie radici, il valore e la responsabilità di un senso di appartenenza. L’oscurità delle miniere si fa quindi specchio di un popolo che ha smarrito se stesso, ma che potrebbe ritrovarsi. Solo così le lacrime nere, intrise di carbone, potranno finalmente sciogliersi  nella purezza pietosa della Nediža, “il Natisone che ha sempre raccolto / tutto il nostro sudore e le nostre lacrime”.  Dove tutto comincia e dove tutto continua a scorrere. Anche il domani. 


GLI AUTORI

Ferruccio Clavora

Si dedica da sempre ai migranti e alle comunità linguistiche minoritarie, come testimonia il suo percorso professionale. Laureatosi in Belgio in Economia e Commercio e in Sociologia, entra a far parte dell’Ufficio Studi della Confederazione dei Sindacati Cristiani del Belgio (Bruxelles). Si trasferisce poi alla sede di Colonia del Patronato Acli; trascorre quasi un anno a Londra per seguire i progetti di riqualificazione professionale dei lavoratori migranti del Fondo Sociale Europeo; è eletto consigliere nazionale delle Acli in rappresentanza del mondo dell’emigrazione. Dopo il terremoto del 1976 rientra nelle sue Valli per aprire la sede di Cividale del Friuli dello Slovenski raziskovalni Institut (Istituto di ricerche sloveno), dove approfondisce le questioni dello sviluppo socio-economico delle zone marginali. Iscritto all’Albo dei Giornalisti professionisti, opera per l’Agenzia giornalistica Ponteco di Trieste,  collaborando con La Cité (Bruxelles), Il Corriere del Ticino (Lugano), L’Espresso, il Primorski Dnevnik (Trieste) e altre testate locali. Per Tele Capodistria realizza una serie di trasmissioni sul processo di costruzione europea. Nel 1992 diventa direttore dell’Ente Friuli nel Mondo, contribuendo a innovare radicalmente la programmazione delle iniziative regionali in materia di emigrazione. Dal suo rientro nelle Valli dà un apporto decisivo alla valorizzazione della peculiare comunità della Slavia friulana – anche a livello europeo collaborando con il Ciemen di Barcellona – promuovendo associazioni culturali e curando pubblicazioni sui due temi che lo hanno visto sempre impegnato in prima linea.  


Romeo Pignat

Pordenonese, si occupa da vent’anni di comunicazione d’impresa, riservando una parte sempre più preziosa della sua attività alla propria terra, con pubblicazioni, audiovisivi, mostre multimediali, creatività per festival e testi per spettacoli. Scrive documentari sul Friuli Venezia Giulia, il Parco Naturale Dolomiti Friulane, l’Isonzo, la città di Pordenone e le Valli del Natisone, scoperte nel 2001 con la regia del cortometraggio Sada te povien – Ora ti racconto. Nel 2000 è curatore della mostra itinerante Friuli Venezia Giulia. Le radici del futuro, realizzata per conto dell’Ente Friuli del Mondoe ospitata in Australia, Europa, Nord America. Cura le pubblicazioni Carnia – Valli di tempo e di pietra, edito da Cr@attiva di Tolmezzo, e Giuliani nel Mondo – Con le nostre radici verso il futuro, a compendio di un’esposizione presentatain cinque continenti. 
Nel 2013 firma, come direttore artistico, il MIM – Museo Interattivo delle Migrazioni di Belluno.
Con il fotografo Ruggero Lorenzi pubblica due volumi editi da Lito Immagine: nel 2015 Valcellina – La strada della luce e, nel 2016, Maniago – Storie fatte a mano, dedicato alla coltelleria maniaghese.Nel 2016, per Edizioni Bellunesi nel Mondo, cura Tutti i mestieri del mondo. Un secolo di emigrazione bellunese.  Nel 2019 affianca Benito Zollia nella scrittura dell’autobiografia Time out. Riflessioni di un imprenditore che ha creduto nel gioco di squadra, edito da Primalinea. 


PREMIO SPECIALE CISL 
III Memorial Letterario “Antonietta Rangone”
Storie di emigrazione e di immigrazione

“Per la capacità di essere testimonianza, scrittoria e fotografica, dell’esistenza e della resistenza di un Friuli slavo e di una Slavia friulana che possono definire la propria identità solo travalicando i confini geografici. Notevole è lo stile, che descrive l’esattezza dei sentimenti con appassionate metafore, e che tradisce lo stupore per l’illuminazione dell’essersi conosciuti e riconosciuti in quei luoghi della memoria. Il testo è, al contempo, fonte ben documentata della dolorosa emigrazione degli italiani verso le miniere del Belgio, tra gli anni ’45 e ’50, e rivela le precarie condizioni in cui i nostri connazionali viaggiarono, alloggiarono e lavorarono, e le conseguenti complesse dinamiche di integrazione, stimolando, in definitiva, una più ampia riflessione sul fenomeno migratorio moderno.”