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Lionsteel 1969 – 2019. A living story

Monografia aziendale narrativa 50° Anniversario – Settore: coltelleria

Comunicazione Maniago, 2019

“Le storie sono un resto lasciato dal passaggio. Non sono aria ma sale, quello che resta dopo il sudore.”
Erri De Luca

LionSTEEL è tra le aziende di punta nell’attuale panorama della coltelleria maniaghese e, probabilmente, la più vincente a livello mondiale nel comparto del coltello sportivo: dal 2010 a oggi ha ottenuto dieci riconoscimenti al Blade Show di Atlanta, l’equivalente dell’Oscar per il settore. In due edizioni (2014, 2017) è riuscita nell’impresa di conquistare insieme i premi come migliore azienda e miglior prodotto. LionSTEEL è sinonimo d’innovazione, con applicazioni produttive all’avanguardia, addirittura ispirate dall’industria aerospaziale. È, però, anche un’azienda di famiglia, profondamente legata alle proprie radici. Di questo abbiamo voluto tenere conto nella realizzazione della monografia dedicata al 50° Anniversario, a cominciare dal titolo: A living story. Il taglio comunicativo è ispirato alla tecnica dello storytelling, tanto di moda ai nostri giorni, e che in Primalinea proponiamo da tempi non sospetti. Vogliamo darvi un assaggio dell’incipit, che spiega anche l’immagine della Luna in copertina.

Il 1969 non è stato un anno qualunque. Mai, come nel 1969, l’umanità si era così staccata dalle proprie radici, spiccando quel magnifico volo verso la Luna, che aveva incollato davanti ai televisori centinaia di milioni di persone, unite da una stessa, misteriosa lontananza. Tutto, allora, pareva possibile. Pareva possibile proseguire verso Marte, oltre Giove, verso l’infinito. Il Far West, ormai, era diventato il cielo stellato. Alzando lo sguardo verso la volta celeste, ogni uomo di buona volontà poteva cercare e trovare la sua buona stella.

Se ce l’hanno fatta Amstrong, Aldrin e Collins, perché non dovremmo farcela anche noi?’, pensava tra sé Gino, abbracciando in quel plurale la moglie Cesarina e i loro bambini che, presto, sarebbero arrivati a quota tre: un discreto equipaggio per il grande balzo. La domanda che lo martellava era sempre la solita: ‘Mi metto in proprio o continuo a fare il dipendente?’”


In collaborazione con Ruggero Lorenzi (fotografia)